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La missione di annunciare il Vangelo agli uomini d'oggi l'Evangelizzazione e la Pastorale degli adulti; l'attenzione al ruolo di nonni e.
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  • Un semplice elemento basta per confermarlo: su un contingente di circa Dentro questo orizzonte e questa preoccupazione pastorale si inserisce la presente riflessione. La loro ricerca religiosa, forte e ambigua allo stesso tempo, segnala una sete che va accolta e interpretata. In un secondo momento va messa a punto una pedagogia di accompagnamento rispettosa di questi adulti e del processo della fede.

    In un terzo momento si tratta di individuare le scelte e i passi da fare per uscire dalla stagnazione di una catechesi tradizionale e affrontare con coraggio le strade della nuova evangelizzazione, annunciare il vangelo agli adulti.

    Essere adulti oggi è diventato un compito più difficile che in altri tempi. Due esempi sono sufficienti per rendersene conto: la complessità del ruolo professionale e di quello educativo.

    Si faceva tesoro delle esperienze passate, si ripeteva il modello con la propria sensibilità, se ne trasmettevano i segreti alla generazione successiva, perché li custodisse e li ripetesse.

    Oggi chi inizia un lavoro sa che dovrà costantemente modificarlo. Una competenza raggiunta diventa velocemente obsoleta e chi si era formato per un compito deve presto attrezzarsi per un altro. Il mutamento sociale e culturale ha provocato la caduta di qualsiasi modello educativo certo.

    Se i genitori di oggi si limitassero a ripetere con i propri figli i modelli con cui si sono stati educati dai loro genitori andrebbero inevitabilmente incontro a tensioni e fallimenti. In tutto questo processo la fede è profondamente coinvolta. Certo, lo sappiamo, la fede non si riduce alle appartenenze culturali, sociali, familiari, relazionali…, ma non si dà annunciare il vangelo agli adulti di fuori di esse.

    Il crollo di tali appartenenze mette la fede in stato di itineranza, di ricerca, spesso di disorientamento. Per tutti gli adulti, nei campi decisivi della propria esperienza, è dunque tempo di migrazione: è il tempo di Abramo. A questi fattori di carattere culturale se ne aggiungono altri di ordine psicosociale.

    Non si è adulti, lo si diventa. Mettersi al mondo è dunque il compito, non facile, a cui ogni adulto, donna o uomo, è misurato. Esistono due correnti principali di ricerca sull'età adulta. La prima è indicata generalmente con il nome di 'teorie costruttivistiche', e trova in J, annunciare il vangelo agli adulti.

    Fowler il suo rappresentante principale. Tale linea di ricerca si pone in continuazione dei lavori di Piaget sullo sviluppo cognitivo e di Kohlberg sullo sviluppo morale. Fowler annunciare il vangelo agli adulti propone un'analisi delle tappe di fede basata essenzialmente sulla logica interna dello sviluppo psicologico e spirituale.

    La seconda linea di ricerca è quella delle teorie psicosociali, che portano la loro attenzione sulle annunciare il vangelo agli adulti che gli adulti affrontano nel corso della annunciare il vangelo agli adulti esistenza. La maturazione spirituale e l'evoluzione della fede degli adulti appare fortemente legata a tali situazioni e al modo con cui l'adulto le vive.

    In altre parole, l'insieme delle situazioni che si incontrano nelle grandi tappe della vita interferisce direttamente sulla vita spirituale.

    Tali passaggi possono essere vissuti più o meno dolorosamente e possono essere provocati o accelerati da avvenimenti particolari una malattia, un cambio di lavoro o di residenza, la perdita di una persona cara….

    Ogni stadio è caratterizzato dal modo con cui una persona annunciare il vangelo agli adulti colloca di fronte all'età e alla susseguente condizione fisica, ai ruoli che è chiamata ad assumere, alla realizzazione di sé e ai numerosi compiti che queste tre realtà richiedono.

    Erikson afferma che queste fasi della vita sono legate a un arco di età, ma sono soprattutto determinate da un momento appropriato per acquistare una maturità più grande. Vanno quindi interpretate più come un quadro orientativo che come una suddivisione rigida. L'equilibrio da trovare è tra le due tendenze della stagnazione radicamento e della generatività.

    Si manifesta come preoccupazione disinteressata e nello stesso tempo attiva nei riguardi della vita stessa, annunciare il vangelo agli adulti, di fronte alla morte. Certo, questo modello di interpretazione della vita adulta presenta degli innegabili limiti: non bisognerà mai annunciare il vangelo agli adulti che ogni persona è unica, che è diverso essere uomo o donna, che il modello interpretativo presentato risente della cultura in cui è stato elaborato anglosassone.

    Il concetto di transizione comprende sia i passaggi più drammatici, che quelli più tranquilli. Un altro termine fortemente evocatore per indicare una transizione, è quello di traversata. La crisi occupa un annunciare il vangelo agli adulti essenziale nella maturazione della fede. Essendo un fatto relazionale, la fede come le relazioni si purifica attraverso le prove. La fede vissuta nel buio purifica la relazione dal suo carattere di strumentalizzazione e di eccessiva possessività. Molti adulti sono invece costretti a vivere da soli i passaggi difficili della loro vita e della loro fede.

    Questi adulti reali, immersi in questa situazione annunciare il vangelo agli adulti e segnati da questi dinamismi psicosociali di evoluzione e transizione, come stanno con Dio? Come vivono la loro relazione al trascendente e la loro appartenenza alla comunità cristiana? Una recente indagine sulla religiosità degli italiani fornisce alcuni dati da prendere in considerazione [6]. Tale ricerca ha fatto risaltare il carattere ambiguo, ma anche in un certo senso la consistenza del bisogno religioso degli italiani adulti.

    La grande maggioranza di loro continua a definirsi cattolica, a credere in Gesù Cristo e - del tutto o almeno in parte - agli insegnamenti della Chiesa cattolica. Certo, non mancano ambiguità e limiti. Dio è un riferimento significativo, anche se vago, per quote consistenti di italiani.

    Nella percezione della presenza di questo Tu e nella risposta libera a Lui la persona nasce a se stessa, impara il proprio nome e scopre il senso della sua vita. In questo processo di educazione in senso evangelico della religiosità degli adulti, occorre rispettare il dinamismo proprio del nascere e del crescere della fede.

    Lungo tutta la tradizione, partendo dalla testimonianza biblica, la comunità ecclesiale ha messo a punto e mai abbandonato un processo di annuncio e di accoglienza della fede che ha espresso nei termini della traditioreceptio e redditio. La fede nessuno è un dono e suppone una comunità che se ne faccia portatrice e mediatrice. Il fonte battesimale è considerato nelle catechesi patristiche il grembo materno della Chiesa che genera la fede.

    Richiama un ricevimento, annunciare il vangelo agli adulti quindi una festa. Senza annunciare il vangelo agli adulti in merito alle differenti forme che la catechesi degli adulti ha assunto in questi ultimi anni a partire dal Concilio Vaticano II, si intende qui puntualizzare la questione del metodo, intendendo il termine nel suo significato più largo e nelle sue conseguenze pedagogiche e didattiche.

    Apprendere nel campo della fede significa farne proprio il messaggio in maniera attiva e creativa, in modo che la vita ne risulti trasformata. Questo elemento è essenziale dal punto di vista pedagogico annunciare il vangelo agli adulti del dinamismo della fede. Tutte le forme di annuncio che favoriscono la delega o che pongono gli adulti in stato di dipendenza anche se sembrano ottenere più risultati di un paziente lavoro di accompagnamento rispettoso vanno considerate come scorciatoie che si dovranno prima o poi pagare, perché lasciano la persona in uno stato di fragilità e di delega.

    Dal punto di vista pedagogico, gli adulti selezionano, filtrano e interpretano quanto è loro detto con le lenti delle loro rappresentazioni e precomprensioni. Si tratta di quel tessuto interpretativo che si è formato tramite annunciare il vangelo agli adulti esperienze della propria vita, ha portato a convinzioni profonde, ha indotto modi di vedere e comportamenti radicati.

    Un primo livello di utilità riguarda la risposta ai problemi legati ai compiti e ai ruoli assunti: il ruolo di padre o madre, di marito o moglie, i ruoli professionali… Attorno a questi ruoli ciascuno elabora il proprio orizzonte di senso. Un annuncio che non risulti in qualche modo benefico nei confronti delle difficoltà e dei compiti legati a questo ambito è destinato a risultare sterile. Quando gli adulti sentono che le parole loro rivolte toccano questo livello che dà senso al proprio esserci e al proprio agire, rispondono positivamente.

    Quanto la catechesi tradizionale sia lontana da questo orizzonte, è facile da constatare. Il lavoro di gruppo, con le sue differenti dinamiche, è il mezzo pedagogico privilegiato di questo metodo.

    La catechesi ha indubbiamente bisogno annunciare il vangelo agli adulti momenti di animazione, di partecipazione, di scambio. Questi rispettano il bisogno di autonomia delle persone e permettono di ascoltare veramente la loro esperienza.

    Questo modello dunque, se salva un elemento essenziale che il primo dimentica, dimentica un elemento che il primo salva.

    Questo esercizio permette di evidenziarne il valore ma anche i limiti. Il volto del Dio annunciato sarebbe smentito nel tipo di annunciare il vangelo agli adulti educativa instaurato. La prima fase di ogni intervento educativo nel campo della fede con gli adulti ma perché non con i bambini?

    Per un evangelizzatore la prima operazione non è quella di parlare, come comunemente si crede, ma di ascoltare a lungo i propri interlocutori. Si tratta di un ascolto educativo, perché attivo: provoca la parola, la favorisce dove essa è bloccata, la mantiene dentro i frammenti di esperienza presi in considerazione non a tutto campo, ma annunciare il vangelo agli adulti gli argini educativi selezionati. Se il primo momento consiste nel dare la parola al gruppo, il secondo consiste nel dare la parola alla Parola.

    Esige un decentramento da sé, dalle proprie precomprensioni, operazione ora possibile, perché esse sono state ascoltate, riconosciute, nominate e quindi messe sotto controllo. Cominciare subito a parlare, invece, viene spesso vanificato da tali precomprensioni inconsapevoli, che operano da filtro, addomesticano il messaggio e selezionano gli elementi per andare annunciare il vangelo agli adulti ricollocarli nelle caselle precostituite del proprio mondo rappresentativo.

    Interiorizzazione, riespressione, attualizzazione, decisione ed azione sono le modalità varie e complementari di questo tempo di assimilazione, senza il quale le intuizioni avute restano superficiali e la vita si incaricherà di riportare le persone sulle proprie precedenti posizioni.

    Anche la celebrazione, con il suo linguaggio specifico, costituisce una modalità privilegiata di riappropriazione e va considerata come la forma cristiana massima di riespressione della fede. Il susseguirsi dei richiami dei documenti magisteriali a livello di Chiesa universale e di Chiesa italiana lo dimostra ampiamente [13].

    Tuttavia, a livello di prassi, la catechesi resta ancora fortemente sacramentale, intellettuale e infantile. Di fronte a questo compito gli operatori pastorali vivono la sensazione di un periodo di mancanza di parole e anche di mancanza di idee: la cultura sembra avere messo in scacco la fantasia ecclesiale di annuncio.

    Dentro questa situazione di disagio, in cui le nostre parrocchie nella grande maggioranza continuano a riprodurre modelli di pastorale e catechesi conservativa, dei piccoli segni di novità cominciano ad affacciarsi. Ecco alcune convinzioni che emergono da questo cammino appena iniziato, annunciare il vangelo agli adulti. Non si tratta di un ricettario per la nuova evangelizzazione, ma di spinte di orientamento sentite da molti come punti di non ritorno, come opzioni rispetto alle quali non dovrebbero più esserci delle indecisioni.

    La prima convinzione largamente condivisa è il primato da assegnare alla Parola di Dio in qualsiasi forma di evangelizzazione. Non esiste annuncio che non scaturisca dalla Parola e che non si traduca come risposta ai suoi appelli.

    Annunciando, la Chiesa dice da dove essa nasce: dalla Parola ascoltata, celebrata e vissuta. I risultati più significativi a livello di prima evangelizzazione per persone non ancora raggiunte dall'annuncio cristianodi rievangelizzazione di persone battezzate, ma lontane e anche di catechesi di approfondimento per persone inserite nella comunità si ottiene là dove si torna ad annunciare, leggere ed attualizzare la Parola.

    Il buon pane della Parola sta tornando poco per volta alla gente, e se ne sentono gli effetti benefici. Ci sono annunciare il vangelo agli adulti parrocchiali che sono rinate grazie al ritorno della Parola: essa mantiene una forza di appello uguale a quella che aveva agli inizi, nel mondo pagano.

    Questo primato ridato alla Parola permette di liberare l'annuncio da una eccessiva ritualizzazione un annuncio per troppo tempo finalizzato ai sacramentie di ricuperare la dimensione relazionale della fede. La Parola è sempre infatti la rivelazione di un appello alla libertà umana come risposta a un Dio che si autocomunica nel Figlio suo Gesù Cristo, annunciare il vangelo agli adulti. La Parola porta anche ad un ricupero della dimensione spirituale, che si è sovente smarrito dentro forme di catechesi o troppo dottrinali o troppo esperienziali.

    Infatti, siamo chiamati ad annunciare una persona. Veniamo da una catechesi illuministica e dottrinale. Quando la gente cerca la vita, e non più le idee, è necessario tornare a raccontare. Quando si è disorientati e si ha sete, bisogna tornare a raccontare. Raccontare Gesù e non spiegare Gesù [14], annunciare il vangelo agli adulti. Il racconto è un tessuto di esperienze, non un complesso di idee e di nozioni. Nel racconto si intrecciano annunciare il vangelo agli adulti tre storie: la storia di Gesù e della comunità primitiva, la storia del narratore, la storia degli ascoltatori.

    1. Form di ricerca
    2. La giusta distanza
    3. La missione di annunciare il Vangelo agli uomini d’oggi

    La “catechesi degli adulti” ha costituito uno dei principali punti di attenzione della Chiesa italiana a partire dagli anni '70 fino ad oggi, dando impulso.

    Questa è stata in fondo la conversione fondamentale di Pietro e dopo di lui quella della sua comunità.

    Referente per il sito: suorchiara. Occorre cioè ripulire lo sguardo, gli atteggiamenti profondi con i quali la comunità cristiana è chiamata dal vangelo a porsi di fronte alle donne e agli uomini adulti di oggi. Annunciare il vangelo non è mai stato un compito facile per la comunità ecclesiale, per due ragioni fondamentali.

    Credere non è per nessuno un dato pacifico. Per nessuno la fede è un lungo fiume tranquillo, ma è sempre un cammino, una annunciare il vangelo agli adulti che non raramente vive più di dubbi che di certezze, che spesso ha la connotazione della lotta con Dio che il famoso testo di Giacobbe Gen 32, ci ricorda. Cioè è una prova che lascia la cicatrice. Nei salmi si ritrovano tutti i registri della fede, con una netta maggioranza di quelli che esprimono dubbio, lotta, difficoltà.

    Oggi la fede cristiana è in scacco culturale. Un numero crescente di uomini e donne sentono che è possibile vivere umanamente coltivare valori, costruire la comunità sociale, battersi per delle annunciare il vangelo agli adulti anche senza un riferimento alla fede annunciare il vangelo agli adulti.

    È una fontana secca. È acqua senza annunciare il vangelo agli adulti. La risposta viene cercata sempre meno nella Chiesa cattolica e ci si rivolge a qualsiasi supermercato del religioso, che appare più adatto a soddisfare bisogni e domande. Per la fede cristiana è un handicap, è una disgrazia il fatto che siamo usciti da una cultura di cristianità e che la gente possa vivere bene umanamente senza necessariamente riferirsi al vangelo o alla religione cattolica?

    Questa è una lettura molto diffusa nella comunità cristiana, la più diffusa. Si manifesta come giudizio negativo verso quanto sta accadendo, ed è nutrita da un atteggiamento di risentimento, di rammarico aggressivo nei riguardi dei cambiamenti in atto e in fin dei conti nei riguardi delle donne e degli uomini di oggi.

    Si ritiene che sia in atto una deriva culturale rispetto al vangelo con conseguente disumanizzazione. Tutte le proprie energie saranno allora impiegate per denunciare, mettere in guardia e cercare di ricuperare gli spazi perduti, rivendicando una parola forte.

    Coloro che non annunciare il vangelo agli adulti tale parola sono considerati chiusi, cattivi, animati da cattive intenzioni, ottusi o confusi. Ma di che cambiamento si tratta? Certo, ogni traversata è carica di rischi. Fuori immagine, gli attuali cambiamenti sono complessi e non vanno letti in maniera ingenua.

    Una seconda immagine è quella del parto: si sono rotte le acque. Dice che la disgregazione del precedente equilibrio è in funzione di un nuovo equilibrio. Non è la fine del cristianesimo, ma di un certo cristianesimo. Non è la fine del mondo, ma di un certo mondo. Ma già possiamo vedere i germi del ricominciamento.

    Se si dice ricominciamento, si dice un processo di morte e risurrezione, di destrutturazione e ristrutturazione. Questa visione delle cose è fondamentalmente improntata alla speranza cristiana: ritiene che lo Spirito del Signore risorto non si è fatto sfuggire di mano la storia e che questa va verso il suo compimento e non verso il suo sfacelo.

    Non è una lettura ingenua, è una lettura pasquale della storia. Tale lettura porta a porsi in atteggiamento non aggressivo nei riguardi dei cambiamenti attuali, e soprattutto delle donne e degli uomini, dei ragazzi e dei giovani di oggi. Purtroppo il registro dominante della Chiesa è quello della denuncia contro, non a favore.

    Da quale parte ci poniamo? Dalla parte dei restauratori di una cristianità perduta o dei collaboratori nella costruzione condivisa con altre saggezze, con altre religioni, con altre donne e uomini di altre culture, costruttori di una novità che non è del tutto programmabile ma che sappiamo non estranea allo Spirito del Signore risorto? Nella chiesa ci sono attualmente le due letture e le due concezioni di evangelizzazione.

    Anche la gerarchia non manda segnali univoci rispetto a questo. Questa è la prima cosa da capire. Si nasceva cristiani. Abbiamo perso da secoli la capacità di proporre. Paradossalmente, la nuova situazione chiede una inedita capacità propositiva. Chiede che torniamo a dire che Gesù è il nostro salvatore, annunciare il vangelo agli adulti, e che torniamo a proporre il suo vangelo.

    La situazione attuale dunque stimola la comunità a ricuperare la sua capacità missionaria. Parliamo allora di svolta missionaria della catechesi e di tutta la pastorale. Siamo chiamati a risvegliare la nostra fede, perché torni capace di essere testimoniale, di essere propositiva, ma in una nuova prospettiva.

    Diciotto secoli di cristianità hanno fortemente influenzato il nostro modo di leggere la realtà e non ce ne rendiamo neppure conto. È una proposta fatta nella libertà a una libertà, e come tale assolutamente non scontata. Dovremmo rileggere la parabola del seminatore in base alla seconda prospettiva, dato che nella prima la abbiamo sempre letta e riletta.

    Invece, originariamente, questa parabola parla del seminatore e del suo dramma e non dei terreni. Per delle cause naturali quattro su cinque terreni non accolgono il seme sparso dal seminatore.

    Gesù legge questa situazione sfavorevole non affermando che sono tutti dei peccatori, dei terreni aridi e pieni di spine, ma sostenendo al contrario che quando il Regno di Dio incontra la storia, ne incontra anche i condizionamenti. Ci pone in una situazione di debolezza, ma tale debolezza diventa la forza stessa del vangelo, come per Paolo.

    Insieme allora devono stare forza propositiva e massima libertà. Cosa intendiamo per primo annuncio 2? Sarebbe quindi distinto dalla catechesi che presuppone la scelta fondamentale e ne esplicita contenuti ed atteggiamenti. Quattro caratteristiche del primo annuncio. La prima caratteristica del primo annuncio è la narratività. Il primo annuncio è anzitutto racconto e non spiegazione. La nostra catechesi invece spiega, argomenta, e poi sistema dottrinalmente.

    Non siamo più capaci di raccontare. Non si converte ragionando, ma raccontando una storia che ti ha salvato, che ti ha fatto del bene. Dobbiamo riapprendere la capacità narrativa. Per le nuove generazioni è fondamentale. Il primo annuncio si presenta quindi come una proposta e come un luogo di primo incontro con Cristo nella Chiesa 3. Dobbiamo cessare di essere una comunità che coincide con la società, dobbiamo diminuire molto di numero per tornare ad essere una comunità di riferimento.

    Mettere in relazione tre protagonisti. È capace di raccontare chi mette in relazione tre protagonisti. Il primo protagonista è colui di cui si racconta, che in questo caso è il Signore Gesù.

    Il secondo è colui che racconta, cioè il narratore. Anche a teatro, siamo catturati solo quando annunciare il vangelo agli adulti recita si immedesima talmente nella parte da identificarsi.

    I grandi attori sono quelli che non recitano più e che in qualche modo sono il personaggio stesso. Queste riflessioni rinviano la comunità cristiana ad una riscoperta del racconto originario della Pasqua del Signore Gesù.

    Sotto questo aspetto stiamo vivendo un sano tempo di silenzio. Meno male che non abbiamo le parole per annunciare la buona notizia, e meno male che tutte le parole che noi usiamo in questo momento sembrano non annunciare il vangelo agli adulti significato.

    Speriamo che la Chiesa recuperi un attimo di silenzio per riscoprire il significato originario del mistero pasquale. Le immettiamo nei media, annunciare il vangelo agli adulti, le amplifichiamo con gli annunciare il vangelo agli adulti, invece di tacere, di capire che il problema non sono le parole che non passano e non arrivano, ma siamo noi che non siamo dentro in quelle parole. Non siamo credibili, perché non siamo significativi, e non siamo significativi perché facciamo la predica, cioè qualcosa che non riguarda noi stessi.

    Siamo dunque pastoralmente obbligati a annunciare il vangelo agli adulti il primo annuncio non solo come un tempo che precede il catecumenato primo annuncio in senso strettoma anche e soprattutto come una prospettiva e una dimensione, divenute fondamentali in ogni compito di evangelizzazione.

    Appaiono al contrario segnati da una doppia religiosità, quella culturale quella diffusa che viene da più matrici, in prevalenza extracristiane e quella tradizionale cristiana. La prima è penetrata dentro la seconda. Molti adulti hanno bisogno che la loro religiosità sia evangelizzata. Parecchi altri hanno bisogno di rivedere molte delle annunciare il vangelo agli adulti rappresentazioni religiose sulla Chiesa, sulla fede cristiana, sul vangelo.

    E questo è il problema del cambiamento delle rappresentazioni, della loro bonifica come azione di educazione, e più profondamente di evangelizzazione. Molti adulti più o meno frequentanti vanno aiutati a disimparare molto prima che ad apprendere qualcosa di nuovo.

    È necessario un immane lavoro preliminare di pulizia, di igiene, di tutte le rappresentazioni distorte che le italiane e gli italiani hanno rispetto alla fede cristiana. Non intendo approfondire questo tema. Mi limito a ricordare che noi entriamo in contatto con la realtà, con noi stessi e con Dio non direttamente, ma attraverso le rappresentazioni che ce ne facciamo, cioè le lenti e i filtri con i quali vediamo la realtà.

    Le rappresentazioni di fede sono dunque il luogo della nostra relazione con Dio e quindi anche il luogo bisognoso di costante igiene. Gli schemi nei quali rischiamo di rinchiudere Dio e con lui noi stessi e gli altri sono gli idoli da cui ci mettono in guardia le Scritture. Educare alla fede significa allora al contempo aiutare a ricominciare a credere e questo richiede una profonda ristrutturazione delle rappresentazioni religiose della gente.

    Qualsiasi discorso sulla evangelizzazione, in Italia, va fatto a partire dalla particolare situazione italiana. La tenuta della tradizione di fede italiana non ci fa lavorare a partire da zero. Ma proprio questa tradizione è al contempo la risorsa della nostra pastorale e il suo limite: è risorsa, perché possiamo fare conto di una grammatica di annunciare il vangelo agli adulti della fede cristiana; ne è il limite, perché tale grammatica è stata scritta per un linguaggio che in gran parte oggi va riscritto daccapo.

    Questo vuol dire tornare ad un annuncio il cui registro fondamentale sia quello della testimonianza, annunciare il vangelo agli adulti, secondo due aspetti. Anzitutto testimonianza come autopresentazione. Non è apologetica, difesa del vangelo, non è dimostrare che il vangelo ha ragione, ma mostrare che mi ha reso bello, che mi ha reso più umano.

    È insieme la debolezza e la forza della testimonianza, che non costringe ma si offre. Quando abbiamo tanto bisogno di difendere il vangelo, vuol dire che non lo manifestiamo più, vuol dire che non abbiamo più fiducia nella sua forza. La testimonianza è la modalità di chi dice quello che per grazia è diventato. Chi testimonia è capace di stupirsi, di lasciarsi evangelizzare da coloro che evangelizza, di cogliere che in quella persona a cui si rivolge è presente una parola di vangelo che gli è indirizzata.

    Ogni testimonianza, ogni evangelizzazione è sempre bidirezionale.

    Annunciare la buona notizia agli adulti Annunciare il vangelo non è mai stato un compito facile per la comunità ecclesiale.

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